di marisa distefano
Amore e violenza nell’universo femminile
Violenza sulle donne – Violenza delle donne
A questo tema vorrei dare due chiavi di lettura:
noi tutti viviamo immersi in una realtà polare perché la nostra percezione è polare; noi percepiamo il mondo attorno a noi per opposti:bianco-nero, giorno-notte, bello- brutto, maschio-femmina, amore-odio, positivo-negativo.Per conoscere il mondo la coscienza, l’io, spacca tutto in coppie di opposti. Noi cerchiamo di perseguire il polo positivo e di evitare o combattere quello che ci appare come negativo, il male, dimenticando che la realtà si nutre di opposti e le cose non sono o…/o…bensì…/e…e (come nel respiro); se eliminiamo un polo sparisce anche l’altro. Così amore e odio sono due poli, l’oscillazione tra l’uno e l’altro crea il ritmo, cioè la vita. Quindi schematicamente, potremmo concludere, che le donne, subiscono e agiscono amore e odio, tenerezza e violenza e questo ne fa quelle creature magnificamente vitali che in genere sono. Scendendo ad una chiave di lettura meno metafisica e più politica possiamo dire cose un po’ diverse. C’è una guerra dei sessi che corre lungo tutto il percorso della storia umana. E’ una guerra mai dichiarata, a volte sopita, ma mai risolta. Come un fiume ha momenti in cui scorre impetuoso (in tempi di guerra con stupri e violenze di ogni genere contro le donne in quanto tali…) o si fa sotterraneo come in tempi di pace con le normali vessazioni, discriminazioni, sopraffazioni e limitazioni della libertà personale di cui sono fatte oggetto ancora oggi le donne in molte parti del mondo. E qui bisogna forse dire due parole sul patriarcato:chi ha creato la società quale noi la conosciamo, la polis, le istituzioni che la governano? Gli uomini!Gli uomini hanno creato ideali, simboli e leggi; chiese, tribunali e parlamenti per governare una società di uomini e donne. Non sappiamo cosa avrebbero potuto proporre le donne perché la storia ci dice che non sono state interpellate. Gi uomini hanno poi inventato la guerra per giocare con la morte, trascinando in questo terribile gioco le donne che hanno anche pagato il prezzo più alto. Gli uomini hanno deciso l’ordine simbolico da dare al loro mondo ed il posto che in esso avrebbero dovuto occupare le donne: un posto subalterno all’interno di ruoli ben precisi (la madre, la sposa, la vergine, la santa, la strega, la prostituta, l’angelo del focolare etc..).
Ora noi sappiamo che non c’è e non può esserci pace dove non c’è libertà e parità di diritti e di opportunità. E dove non c’è la pace affiora la guerra, non appena riesplodono focolai di conflitti, la violenza si scarica sulle donne in modo specifico. Voglio dire che negli stupri etnici o nelle donne algerine a cui sgozzavano i bambini o strappavano i feti dalle viscere; nella follia persecutoria dei talebani verso le più microscopiche libertà femminili,nelle soffocanti vessazioni cui tuttora sono soggette le donne iraniane, gli uomini mostrano più del fanatismo delle loro cupe ideologie, lasciano intravedere l’odio del maschio verso la femmina e la sua sessualità creatrice di vita. Anche in tempo di pace per altro e nel nostro occidente” civilizzato” credo che qualsiasi prostituta, per esempio, abbia chiarissimo di quanto odio, disprezzo e paura nei confronti delle donne il maschile sia portatore. Se concordiamo su tutto ciò che ho sinora detto, risulta evidente che sulle donne si scarica una quantità ragguardevole di violenza che non manca nemmeno nelle nostre società del benessere, dove magari è violenza delle istituzioni verso le meno garantite, o è violenza di chi non conta verso chi conta ancor meno (in genere le donne dei ceti meno garantiti). Ma il crescente numero di violenze e femminicidi ci mostra che il fenomeno riguarda oggi tutti gli strati sociali e tutte le zone del paese, specialmente quelle di maggior benessere e autonomia femminile.
Le donne, dunque, introiettano questa violenza che rimane dentro di loro. Chi è oggetto di violenza diventa spesso soggetto di violenza. L’ amore per l’altro da sé (uomo o figlio che sia) rimane così nei cuori delle donne in un equilibrio dinamico con il rifiuto la rabbia, l’odio o il rancore del sentirsi negate. Questo equilibrio è instabile, talvolta crea conflitti più o meno gravi; talvolta crea tragedie e drammi. Questi drammi vengono da lontano e solo una profonda evoluzione culturale potrebbe porvi fine. Io credo che questa evoluzione sia già cominciata. Non pochi giovani uomini (*) oggi, come facemmo noi ieri, si interrogano e cercano di liberarsi da soffocanti stereotipi che riguardano l’essere uomini ( “sii uomo!” o “ricordati che sei un uomo” o “comportati da uomo!” ). Forza, dominio, razionalità sembrano essere il retaggio culturale che pesa sulle spalle degli uomini.Ma poiché il “genere” è una costruzione culturale, che viene indotta culturalmente (maschi si nasce, uomini si diventa) attraverso un condizionamento che passa per educazione, è chiaro – anche se non semplice- che essa può venire modificata attraverso una forte presa di coscienza. Questa presa di coscienza ha caratterizzato il movimento femminista degli anni’ 70 nello sforzo di liberarsi dagli stereotipi che imprigionavano e definivano ll genere femminile ( una società che ci impone “come” dobbiamo essere, semplicemente, ci impedisce di scoprire chi siamo ).Oggi, noi chiediamo ai giovani uomini, più aperti e sensibili di ribellarsi ad un condizionamento che li conduce ad un naturale, cieco destino di violenza e di sopraffazione per passare dal destino alla scelta. In fondo, noi crediamo fermamente che un altro uomo è possibile, o no? A voi la parola…!
(*) Maschile Plurale • Cerchio degli uomini

