Venendo in Facoltà in questa grigia mattina dell’8 marzo 2012 ho incrociato almeno quattro banchetti che vendono mimose, e mi è subito venuto il nervoso. In quel mazzetto un po’ stitico di pallini gialli avvolti nel cellophane, raddoppiati di prezzo per l’occasione, si condensa tutto quello che detesto: i cuoricini e i tvttb, le feste mielose e il romanticismo di maniera, il marketing dei sentimenti e l’ignoranza della storia, l’immagine della Cenerentola riscattata dal giorno dedicato …
Brutali, violenti questi primi mesi dell’anno: non riusciamo nemmeno più a tener dietro ai racconti dell’orrore. Difficile la vita delle precarie, delle lavoratrici in cassa integrazione, delle mamme senza asili nido, delle anziane con pensioni da fame …
Serie, rigorose le domande delle giovani donne: vogliono informazione, formazione, letture, riflessioni, stimoli critici: offriamo loro la sfilata delle fidanzatine da Vespa e qualche tavolino di ristorante low cost con le candeline accese. Quando va peggio, ecco uno spogliarello con drink compreso nel prezzo, a scimmiottare il peggio del codice maschile.
Non riusciamo a fare educazione di genere nelle scuole, ad aprire centri di Women Studies nelle università. Ci consoleremo con un bacetto del partner (vedi che bravo, me ne sono ricordato!), con un mazzetto sulla scrivania da buttare lunedì al ritorno dal week end. Le mimose sugli alberi, per parte loro, sono già appassite da un pezzo.

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