di marisa distefano
“Il branco troglodita e la caverna del Diritto” è questo il titolo dell’articolo in cui Rita Di Giovacchino, nel suo blog su”Il Fatto Quotidiano” del 3/ 2/2012, commenta la notizia ,oggi su tutti i media, della sentenza con cui la Corte di Cassazione annulla la decisione del Tribunale del Riesame di Roma,che aveva confermato il carcere quale misura cautelare per dei giovani colpevoli di stupro di gruppo, ed afferma la liceità di misure alternative,non ritenendo che lo stupro – ancorché di gruppo – meriti una sanzione così severa quale la custodia cautelare in attesa di giudizio.
Vi rimando alla lettura dell’articolo che è esauriente, appassionato e partecipe (vi rimando anche all’intervento della Bongiorno che, su senonoraquando.eu, la definisce “una sentenza sbagliata sotto il profilo tecnico” motivandone le ragioni). Ma il merito più grande della giornalista è di ricordarci il famosissimo “Processo per stupro” (Tribunale di Latina, maggio 1978 ) che la RAI mandò in onda il 26 aprile 1979, in cui una ragazza di Latina, Fiorella X, era difesa dall’avv, Tina Lagostena Bassi nel processo contro i suoi quattro stupratori.
Nell’articolo è inserito il video con brani di quella memorabile prima udienza ed è stato per me traumatico vedere, nell’aula gremita di donne, del Movimento e non, il contrasto fra la nuova civiltà giuridica di cui è portatrice Tina Lagostena che pronuncia parole alte e nuove per un’aula di tribunale, la dignità della ragazza che affronta con grandissimo coraggio (e sostenuta dal MLD romano) una situazione pesantissima e chiede una lira di risarcimento, e la sordità ignorante,la volgarità becera degli avvocati difensori degli imputati, che esordiscono buttando sul tavolo, davanti al giudice, quella che Tina Lagostena definisce “una mazzetta” di due milioni, quale risarcimento del danno da parte di tre dei quattro imputati…
Vedere le madri degli imputati difendere con veemenza i figli: “Tutti gli uomini lo fanno…”, e ancora: ”anche lei si è divertita…”
La descrizione della dinamica dello stupro, nel verbale di polizia, poi, cui il convenzionale linguaggio stereotipato aggiunge orrore,mi ha fatto pensare: lo stupro di gruppo è un rito omo- sessuale traslato che si gioca in campo nemico oltreché una feroce cerimonia di umiliazione e violenzaimpressa dal maschio nella carne e nell’anima di quell’oggetto temuto e disprezzato che è la femmina! Tornando a oggi: di questa sentenza aberrante che ci fa tornare indietro di più di trent’anni, azzerando decenni di battaglie del movimento delle donne nelle aule dei tribunali, parleremo ancora a lungo; ma intanto mi chiedo: sarà del tutto casuale che dei magistrati (e non magistrati qualsiasi) abbiano un sussulto di ipergarantismo a senso unico proprio in una fase di rinascita e ritrovata vitalità del Movimento delle Donne?

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