powered by
Ticket Bar
Noi donne premiate col Nobel per la pace

Noi donne premiate col Nobel per la pace

novembre 4, 2011  |  Articoli

di ada mollica

Non poteva che essere così. Non poteva che essere quel piccolo drappello, una rappresentanza delle donne, da sempre contro la guerra, a ricevere il Nobel per la pace. Così, mai come questa volta, quel Nobel assegnato alle africane Ellen Johnson Sirleaf e Leymah Gbowee e alla yemenita Tawakkul Karman lo sentiamo assegnato a tutte noi. Proprio mentre in Italia  i giornali titolavano su gnocche e patonze, la commissione norvegese sceglieva tre donne tanto diverse dalle ministre di Berlusconi,  dalle sue escort o puttane che dir si voglia. Il comitato di Oslo si augurava, inoltre, che l’assegnazione del premio “aiutasse a porre fine all’oppressione delle donne, che ancora esiste in molti Paesi, e a realizzare il grande potenziale che le donne possono rappresentare per la pace e la democrazia”.

Guardatele queste tre donne. Sono bellissime. Anche se, o forse proprio perché, i loro volti, i loro sguardi e i loro look sono tanto lontani dai canoni e dai cliché imposti dalla pubblicità, dal cinema, dal maschio tout court.

Commenti positivi si sono inseguiti sulle pagine dei giornali e sui siti web. Un’esultanza scontata e anche banale ? Forse per non essere insieme a tutte le altre, per “non unirsi al coro”  delle donne felici per il riconoscimento o soltanto per provocare, Carla Reschia su LA STAMPA.it  in un post dal titolo “E’ un Nobel ‘femminista’?”,  giudica l’assegnazione  un “riconoscimento per categorie e icone”. La Reschia, che non ama, del resto, nemmeno il premio norvegese, non si riconosce in quelle donne, “altra metà del cielo espressamente premiata”. Ma è proprio necessario distinguersi, fare il bastian contrario per principio? Strane queste icone, fatte di sangue e carne, lacrime, fatica e dolore, coraggio, volontà positiva e testardaggine, che hanno rischiato la vita per un ideale! Ellen Johnson Sirleaf , 72 anni, presidente della Liberia, prima donna a guidare uno stato africano,ha sopportato esilio e carcere; Leymah Gbowee, classe 1972, militante pacifista liberiana soprannominata la “guerriera della pace”, ha contribuito a mettere fine alle guerre civili che hanno dilaniato il suo paese; é famosa per aver proposto, come la Lisistrata di Aristofane, lo “sciopero del sesso”; Tawakkol Karman, 32 anni, attivista yemenita per i diritti umani, ha fondato la rivista “Giornaliste senza catene”. Anche lei ha sopportato il carcere. Bel modo di essere icone.

E poi, se così fosse? Se si trattasse di icone? Le icone, i simboli, sono modelli da seguire. Servono, come le utopie e gli ideali, a far volare, a mandare in alto idee e azioni. Altrimenti resteremmo  fermi, in basso, a grufolare nel fango.

Quindi grazie Ellen, Leymah e Tawakkul per avermi fatto avere il Nobel per la pace.

 

E’ un Nobel “femminista”? – LASTAMPA.it

 

Articoli recenti

Categorie


Leave a Reply

Comment moderation is enabled, no need to resubmit any comments posted.