di ada mollica
Fraintese, offese, derise, maltrattate, martoriate, torturate, stuprate. Come le donne le parole possono essere, sì, stuprate: e mai come oggi lo sono. Sicuramente non è la prima volta che questa violenza viene denunciata e, purtroppo, non sarà nemmeno l’ultima. Altri ne hanno parlato e più autorevolmente di me. Uno tra tutti, Gianfranco Carofiglio, nel bel saggio “La manomissione delle parole”, dove parla di “sciatteria, banalizzazione, uso meccanico della lingua” e di “un processo patologico di vera e propria conversione del linguaggio all’ideologia dominante”. Spesso gli artefici di queste violenze sono i giornalisti che, complici dei poteri forti, tacciono o “parlano male”, distorcendo la realtà. Al di là dei silenzi e delle censure, le parole coniate dalla cattiva politica vengono subito adottate dalla cattiva stampa che le stravolge, le tradisce, le usa e nell’accezione più negativa.
Così, ad esempio, di Andreotti, per cui il reato di partecipazione all’associazione per delinquere di stampo mafioso è estinto solo per prescrizione, si dice sia stato assolto. E come non ricordare Bettino Craxi, tangentista della prima ora, che, dopo aver rubato per sé e non per il partito (cosa che comunque non sarebbe una scusante), per sfuggire alla giustizia italiana riparò in Tunisia, dove visse tranquillo nella sua bella villa sul mare finché il diabete glielo permise. Uno che scappa per non finire in carcere, secondo la lingua italiana e la coscienza, è un latitante. Non così per la politica e la stampa che ne hanno fatto un esule ed una vittima, fino alla commemorazione in Parlamento. Un ‘grande statista’, insomma.
Ultimamente, alcuni parlamentari prezzolati e corrotti si sono auto-definiti “Responsabili”, con involontaria ironia. E i conflitti bellici diventano spesso missioni di pace. Per non parlare poi della ‘guerra preventiva’, invenzione semantica del governo americano per giustificare l’aggressione all’Irak, decisa sulla base di una presunzione di colpevolezza: gli iracheni avrebbero avuto i magazzini stipati di armi chimiche ed inoltre erano pronti a sferrare un attacco micidiale contro l’Occidente. Entrambe le cose, per altro, del tutto false.
Poi ci sono gli ossimori della vergogna, come il fuoco amico. Ma avete mai visto qualcuno morire di amicizia? O le bombe intelligenti, stupidi ordigni che seminano terrore e morte.E a proposito di terrore. L’Occidente bolla – e a ragione – come terroristi gli integralisti islamici, che con l’esplosivo si fanno saltare in aria e uccidono. È chiaro che la definizione calza a pennello per chi semina morte. Ma forse non hanno seminato terrore le atomiche su Hiroshima e Nagasaki? Le incursioni nei villaggi vietnamiti, con i bombardamenti al napalm? L’embargo a seguito del quale sono stati negati presìdi essenziali a popolazioni inermi? Le ultime guerre, che hanno allineato dietro gli Usa i paesi dell’“Occidente civile”, sono state spacciate come forme di esportazione della democrazia e difesa della libertà. Ma abbiamo visto il terrore negli occhi di donne e bambini. È un vero peccato che nessun giornalista abbia definito terroristi i governi Usa ed i loro alleati.

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